The Clover “Processes” Review

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boscocd002Artista: The Clover
Titolo: Processes
Label: Bosconi Records
Cat. #: BoscoCD002
Formato: CD, digitale
Data di uscita: 16 dicembre 2013

Natale è quasi alle porte, tra forconi, proteste e blocchi ai caselli autostradali e una fitta nebbia mi ritrovo tra le mani un cd promo gentilmente inviato, è etichettato Bosconi Records e pensando di trovare qualcosa molto in linea con il sound della label rimango allo stesso tempo scettico riguardo al mio pensiero iniziale… e si dimostra il contrario! Le tracce prodotte dai tre ragazzi dietro al progetto “The Clover” suonano in maniera differente rispetto alle altre uscite su Bosconi.

La traccia di apertura, “Black Hole”, è gremita da suoni provenienti da svariati sintetizzatori e mi porta indietro nel tempo ricordandomi “Egbert – Vreugdevuur”, essa fa capire che nelle tracce a seguire sarò deliziato da svariati esperimenti che se la giocano maggiormente sull’effettistica dotata di una sua impronta caratteristica e che non è solamente di dettaglio ma anche figura di risalto.
“The Gash” ha un gusto dal sapore rockeggiante, qualche richiamo alla vecchia electro suscitato dal basso ma si dimostra un brano solido,  una ciambella uscita con il buco oserei dire.
Come suggerito dal titolo di “Jungle Man” si nota un loop che sfoggia contaminazioni tribal e jungle, esso è stato unito a diverse parti ritmiche più tradizionali generando così un pezzo in linea con quanto proposto negli anni scorsi da label come Moon Harbour, per fare un esempio.
La collaborazione con Sam Proper intitolata “Break 4 Luck” svela la sua natura bizzarra, bassline cupo onnipresente in sottofondo e ritmiche ossessive, una resa ottimale ed aggressiva che fa scaturire le emozioni che ho trattenuto fino ad ora. La prima sequenza di quattro brani si è rivelata d’impatto e particolarmente dancefloor oriented.
Si riparte poi trovando del materiale più sciolto, mentale, houseggiante e funk, non so perché ma il riff di “Celestial Fog” mi ricorda “Michael Jackson – Jam”.
“Glimmer Of Light” e “Dorf” sono un sinonimo di tranquillità, le sequenze e pattern di drums variano con una certa frequenza rendendo l’ascolto meno impegnativo e più rilassante.
“Rolling Down The Hill” sembra essere una delle tante (e scontate) produzioni fatte con drums Roland e TB303 ma è ingannevole: verso la metà della sua durata dei pad ed effetti ad hoc creano uno stacco generando un maggiore interesse verso a cosa si andrà incontro, purtroppo il brano termina senza esitazioni poco dopo il climax.
In chiusura “Orange Dreams” naviga nelle acque dell’elettronica racchiudendo alcuni degli elementi stilistici principali frutto del lavoro delle tre menti dietro a “The Clover”.

L’album è di una buona stoffa, raffinato ma non grezzo non segue una singola corrente stilistica e nella sua interezza non tende a strafare, sarebbe stato interessante trovare più azzardi sonori e stilistici da parte dei produttori, cosa che (spero) saranno in grado di fare nelle loro future uscite.

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Review by Matteo Pitton

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