Christian Löffler ‘Mare’ Review

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C’è MARE e MARE e non sempre puoi stare lì, seduto, a scrutare l’orizzonte caldo e spensierato. Soprattutto se, come in questo caso, il MARE è quello freddo e monolitico del Baltico: quell’aria densa ti costringe a dover capire qualcosa in più di te stesso, a confrontarti con la solitudine, ad accettare la malinconia: il secondo lavoro di Christian Löffler, a quattro anni dal precedente, nella sua evoluzione lunga ben 17 tracce e quasi 80 minuti, sembra volerci accompagnare in questo viaggio di introspezione, segnandone tutte le fasi, da quelle più sofferte a quelle più catartiche, quasi liberatorie. E l’artista tedesco intende farlo, come uno Spirito Guida che, tenendoci per mano, vuol esser certo che non ci si perda in quel groviglio di emozioni per permetterci di viverle tutte, una per una, senza scorciatoie o compromessi perché ogni sentimento è vita, come tutto è suono: la sua elettronica è avvolgente, varia, si apre al mondo esterno registrando tutto quello che avviene attorno a sé, i passi sul pavimento, una porta che cigola, i rumori dell’ambiente. I suoni non vogliono essere perfetti, vogliono essere una libera espressione, così come le voci di Mohna e dello stesso Christian non vogliono essere semplice cantato, ma uno strumento da modulare. L’album non è sempre un ascolto immediato, alcune tracce hanno bisogno di più ascolti, ma proprio questa è la sua forza perché non è etichettabile (techno ambient?) e la sua musica ci ricorda che tutto può essere una melodia come tutto una storia. D’altronde si sa che ognuno ha il suo MARE dentro al cuore che ogni tanto gli fa sentire l’onda…

Review by Roberto Meschino

 

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