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Dadub Interview

Published On 20 febbraio 2013 | Interviews

- Innanzitutto complimenti per il vostro album, dopo Lucy e Xhin siete voi a coniarne il terzo pubblicato su Stroboscopic. Come vi sentite e quali emozioni suscita in voi aver raggiunto questo traguardo nella vostra carriera?
Grazie, aver pubblicato questo album é un passo molto importante per noi: rappresenta contemporaneamente il compimento di un percorso artistico e l’inizio di nuove sperimentazioni.
Lavorare ad un processo organico quale un album, ci ha permesso di focalizzarci molto sul nostro sound e su come utilizzarlo per trasmettere quello che siamo e quello che ci inspira.
Ricevere tutti i bellissimi feedbacks che stiamo ricevendo é la piú bella ricompensa per quello che abbiamo fatto: sapere che diverse centinaia di persone abbiano dedicato un’ora della loro vita per lasciarsi trasportare dalla nostra dimensione sonora e percettiva é un qualcosa che non ha prezzo.

- Sicuramente il processo di creazione e composizione di brani così particolari ha impegnato molto del vostro tempo (più di 2 anni vedo scritto nella press release), può capitare di farsi sopraffare dall’ansia o dall’impazienza quando magari non si riesce a raggiungere un determinato risultato o prendete il tutto con calma e professionalità?
La composizione e postroduzione dell’album é durata circa 2 anni e abbiamo utilizzato alcuni samples, loops e suoni composti nell’arco degli ultimi dieci anni.
Per quanto ci riguarda, il concetto di tempo cosí come concepito in una societá tardo-capitalistica avanzata (quale la nostra), ovvero in senso funzionale, é un qualcosa che cerchiamo di tenere separato dal processo di produzione di un brano.
Di solito le deadlines sono piú giustificate da ragioni organizzative e commerciali che da ragioni artistiche, quindi il concetto di ansia o impazienza non ci appartiene durante la produzione dei brani.
Naturalmente anche noi siamo sensibili a momenti di stress, come tutti, ma cerchiamo di imparare giorno dopo giorno come preservare la purezza artistica che ci ha guidato finora, soprattutto attraverso un processo dialettico tra di noi e il contesto in cui viviamo.

- Oltre a riportare differenti “credits” relativi al master dei brani avete anche scritto in quali studio è stato effettuato il lavoro. Secondo voi in questa era del digitale e della grande massa di “bedroom producers” lo studio in persè ha perso l’importanza (e il fascino) che ha avuto nella seconda metà del 1900?
C’é da dire che durante la seconda metá del ’900 l’unico modo di poter produrre musica (soprattutto elettronica) era possedere uno studio, vista la natura prettamente hardware dei devices e vista la scarsa potenza dei calcolatori, ben inferiore ad un economicissimo laptop di oggi.
Con l’era digitale la possibilitá di produrre audio é diventata praticamente alla portata di tutti, con i suoi pro e con i suoi contro.
Ad ogni modo, dal nostro punto di vista non si tratta tanto di studio, di software o di attrezzatura, ma si tratta piú di una dimensione mentale e spirituale: non riusciamo a concepire il nostro atto creativo subordinato ad un oggetto o ad un luogo.
Certo, avere uno studio permette di raffinare le tecniche e di produrre a livelli piú professionali, ma l’atto artistico in sé é un qualcosa di piú puro e immateriale, che non dipende certo da sintetizzatori modulari o quant’altro.

- La cover utilizzata per il cd è d’impatto – si nasconde qualche significato dietro a questa scelta stilistica?
La cover é stata concepita e realizzata da Oblivious Artefacts. È stata una fase del tutto indipendente, é scaturita dall’ispirazione che Ignazio Mortellaro ha tratto dai suoni dell’album.

- Una cosa di cui continuo a rimaner stupito ed entusiasmato è l’intera sequenza dei brani, che oltre a dare una linea di un certo livello sonoricamente parlando anche sul piano testuale hanno dei titoli che si susseguono secondo una certa logica. Secondo voi quanto maggiormente dovrebbero gli altri artisti al giorno d’oggi porre l’attenzione sull’interazione di questi elementi per rendere un album più longevo ed interessante all’ascolto?
La prima volta che abbiamo messo nella timeline i brani siamo rimasti stupiti anche noi, il tutto ha assunto sin dall’inizio una coerenza narrativa intrinseca pur dando spazio ed espressione alle piú estreme diversitá.
Per noi si é trattato di gestire consciamente e non le tensioni emotive che guidano l’ascolto. I primi a voler essere trasportati dalla dimensione sonora che creiamo siamo noi stessi; abbiamo concepito il sound design e gli arrangiamenti dell’album come un qualcosa che crei un’esperienza, una visione, piuttosto che una narrativa sequenziale descritta da un elenco di tracce.
Non sappiamo onestamente cosa dovrebbero fare gli altri, ognuno ha il proprio modo di esprimere sé stesso. Anche il non voler esprimersi puó avere una valenza estetica.

- Spritualità e musica sono due tra le molte parole chiave di “You Are Eternity”. Queste due cose si stanno dissolvendo in questo mondo e società sempre più frenetica, superficiale, disattenta e con la “testa per aria”?
Indubbiamente quanto piú una societá fonda i suoi valori e i suoi codici su un concetto quale il “mercato” piuttosto che usare il “mercato” come fonte di soddisfacimento di bisogni primari per tutti, si avrá una influenza su tutte le dimensioni dell’esistenza di un indivuduo.
Se le logiche che permettono di esprimersi attraverso l’arte dipendono interamente da relazioni di profitto, chiudendo spazi sociali, ad esempio, é logico capire come il livello delle produzioni artistiche tenderá ad omologarsi.
Se quello che spinge un artista é cercare di penetrare in un trend per ottenere profitto, vien da sé come le scelte estetiche dipenderanno da logiche che sono tutto fuorché spirituali.
Con questo non intendiamo porre l’arte in una dimensione avulsa da un contesto, ma rivendichiamo il diritto alla libera espressione come una qualcosa che in una societá civile dovrebbe essere sganciato da logiche di mercato.

- Non mi sarei aspettato di trovare alcune vostre collaborazioni con Edit Select, King Cannibal e Øe (Fabio Perletta, Farmacia 901) in questo album. Cosa potete dirci in più riguardo a questi progetti? Mi sembra sia una delle prime volte in cui pubblicate materiale non come solo artists.
Abbiamo conosciuto Tony (Edit Select) nell’estate 2011, in occasione del Melt! Festival. Ci fu una connessione immediata, e dopo aver assistito ai reciproci sets capimmo subito che una collaborazione sarebbe stata estremamente interessante. Durante la composizione dell’album stavamo scambiando loops e idee e decidemmo di inserire il brano nella rosa dell’album.
Quanto a King Cannibal, siamo dei fan dei suoi lavori su Ninja Tune, soprattutto per il suo modo di rivisitare in chiave contemporanea beats e atmosfere legate alla jungle e break-core. Siamo entrati in contatto con lui perché quando si trasferí qui a Berlino, Giovanni gli diede i contatti per prendere in affitto uno studio; decidemmo di proporgli una collaborazione e la traccia parla da sé.
Øe (Fabio Perletta, Farmacia 901), é un nostro carissimo amico ed eccellente produttore, attivo da anni nel circuito sperimentale/ambient/drone. Siamo stati sempre affascinati dal suo modo di trasmettere sensibilitá, eleganza e delicatezza attraverso suoni e silenzi. Abbiamo una visione condivisa nel concepire l’arte e il suono, cosa che ha creato la nostra collaborazione in un modo assolutamente naturale.

- Aphex Twin sta all’IDM come i Dadub stanno a…?
Non siamo molto bravi nell’etichettare tendenze artistiche o generi artistici, soprattutto se riguarda quello che facciamo.
Noi ci limitiamo a fare suoni, tutti sono liberi di interpretarli in assoluta libertá.

- Siete fiduciosi guardando avanti verso il futuro? Dopo questa uscita state già lavorando ad altro o vi prenderete un pò di “pausa”?
Sicuramente abbiamo acquisito piú padronanza espressiva, e siamo ansiosi di esprimerla live. Il primo test, sabato scorso al Berghain, é stato magico: la rivisitazione live dell’album ha un impatto emotivo molto forte.
Stiamo lavorando a dei remix di prossima uscita e stiamo buttando giú nuove idee ed esperimenti.

- Grazie vivamente per questa intervista e per averci espresso le vostre idee ed opinioni!
Grazie a voi di tutto!!

Interview by Matteo Pitton

english version:

- First of all congratulations for your album, after Lucy and Xhin you strike the third one published on Stroboscopic. How you feel about that and which emotions arouse you after this goal on your career?
Thanks, having published this album it’s an important step for us, it represents at the same time an achievement of an artistic journey and the beginning of new experimentations.
Working on an organic process like an album allowed us to focus more on our sound and how to use it to transmit what we are and what inspire us.
Receive very great feedbacks it’s the biggest reward for everything we did: knowing that many hundreds of people spent an hour of their life to get carried in our sound and perceptive dimension it’s something that has no cost.

- For sure the creation and composition process of these particular tracks engaged a lot of your time (more than 2 years appears on the press release), can happen to feel anxious or impatient when you can’t reach a certain result or you take everything with patience and professionality?
The production and post-production of the album lasted 2 years and we used some samples, loops and sounds made during the last 10 years. For what it concern to us, our conception of time has been concept in an advanced late-capitalistic society (like ours), in strictly functional sense, it’s something we try to keep distant from the production process of a track.
Usually deadlines are justified for organization and commercial related things than to artistic purposes, so the main concept of anxiety and impatience doesn’t belong to us during the creation of our tracks.
Naturally we are also sensible to stress moments like everyone else, but we try to learn every day how to preserve a pure artistic form that guided us till now, especially trough a dialectic process between us and the context where we live.

- In the credits sections regarding the mastering of the tracks you also reported in which studio the legwork has been done. Do you think that in this digital era where also exist a big mass of “bedroom producers” the studio losts his importance (and its fashion) that it has got in the second middle of 1900?
In the second middle of 1900 the unique way to compose music (especially the electronic related genres) was to own a studio, considered the purely hardware nature of the devices and the low cpu power of the first computers, very very low compared to an economic laptop available nowadays.
In the digital era the possibility to produce audio stuff has become accessible to everybody, with many pro and cons.
However, in our point of view it’s not important the studio, the software or the gear, it’s a mental and spiritual dimension, we can’t concept a creating act subordinated to a specific object or place.
Of course a studio allows you to improve your technique and to produce on a professional level, but the artistic act is itself something pure and not material, which doesn’t depends by modular synthesizers etc.

- The cover used for the cd got a huge impact – there’s hidden something behind this choice?
The cover concept and realization was done by Oblivious Artefacts. That process was independent, it was born from Ignazio Mortellaro’s inspiration while listening to the album.

- I’m still stunt and excited by the whole track sequence, it has got a certain way referring to the audio itself but also the track titles are sequentially following a precise logic. Do you think that nowadays artists should pay more attention to these elements to get an album more longeval and interesting to listen?
We also were stunt the first time when we put in the timeline the tracks, the whole thing got from the beginning a coherence and intrinsic narrative, also giving “space” and expressivity to the most extreme edges. For us it has been a way to handle the listening in a total consciousness without emotional tensions. Ourself are the first who want to get carried by the sonorous dimension; we concept for the album a sound design and an arrangement like something that makes an experience, a vision, more than a simple narrative sequence described by a list of tracks.
Honestly we don’t know what other people should do, everyone has its own way to express himself. Also the non-expressivity can have an aesthetic valence.

- Spirituality and music are two of the many key words regarding “You Are Eternity”. Are these two things fading away in this world and society more and more frenetic, superficial, careless?
Without any doubts the more a society founds its worths and its moral codes on a concept like “the market” (than using it as source to get benefits to satisfy our basic needs) the more influence the market will get in all the dimensions of the existence of the person.
If the logics that allow to express us trough art depend totally on money profit, like eliminating social relationships for example, it’s easy to understand how the artistic production level will tend to be homologate to it.
If an artist is interested to find and to enter in a certain business trend to earn more money, the aesthetic choice will talks as itself and will depends on logics that are not spiritual.
With this statement we don’t wanna put the art in a dimension related to a precise contest, but we claim the right to a free expression like something that in a civil society should be unlinked from marketing.

- I’d never expect to found some collaborations with Edit Select, King Cannibal and Øe (Fabio Perletta, Farmacia901) in this album. What can you tell us about these projects? I think it’s the first time you publish stuff like non-solo artists.
We met Tony (Edit Select) in the summer of 2011 at the Melt! Festival. There has been an immediate connection, and after we mutually seen our live sets we thought that a collaboration would be very pleasant. During the album creation we were swapping loops and ideas and we decided to insert the track in the album.
As for King Cannibal, we’re our fans of his releases on Ninja Tune, mostly for his way to reinterpret in a contemporary key beats and atmospheres related to jungle and break core genres.
We met in contact with him because when he moved here in Berlin, Giovanni gave him the contacts to rent a studio, after we proposed him a collaboration and the track speaks as itself.
Øe (Fabio Perletta, Farmacia901) is a big friend and excellent producer, very active from many years in the experimental/ambient/drone scene. We always have been fascinated by his way to transmit sensibility, elegance and delicacy through his sounds and silences. We got a similar vision in our way to concept the art and the sound, thing that made our collaboration totally natural.

- Aphex Twin stays as IDM like Dadub stay as…?
We’re not very good on labelling artistic tendencies or genres, above all if it belongs what we do.
We only made sounds, everyone is free to interpret these in a total freedom.

- Are you trustful looking forward in the future? After this release are you still working on other stuff or will you take a short break?
Of course we gain more control in our expressivity, and we’re anxious to test it on live stage.
Our first test happened the last saturday at Berghain and it has been magic: the live revisiting of the album got a huge emotive impact. We’re working on some forthcoming remixes and we’re drafting new ideas and experiments.

- Thanks a lot for this interview and to your ideas and opinions!
Thank you very much!

Interview by Matteo Pitton

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