Emanuele Pertoldi Interview

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– Ciao Emanuele, grazie per la tua disponibilità, sono lieto di poterti fare alcune domande per differentgrooves.com
Grazie a voi per l’opportunità!

– Ormai siamo agli sgoccioli di aprile e la stagione estiva 2013 è alle porte, come hai trascorso i mesi passati? Ho notato che hai pubblicato diverse tracce e con Evasion Room hai fatto uscire con Riccardo diverse releases che hanno avuto una certa visibilità.
I mesi passati li ho trascorsi facendo il mio continuo su e giù settimanale tra Udine e Bologna. In quest’ultimo periodo sto ultimando gli studi e tra due mesi mi laureo, mentre a Udine lavoro e ho lo studio. Dopo molti mesi di ritardo a febbraio è uscito il secondo vinile per Evasion Room Records, è un mio ep con un remix di Iori. E’ la mia prima uscita da singolo su supporto fisico, ed anche se lo sento un po’ datato come suono ora, è stata ed è una grande soddisfazione. Inoltre durante i mesi passati ho finalizzato l’album con il nuovo alias S/EXP (Shaded Explorer) per Eclipse Music. Per quanto riguarda le altre uscite su Evasion Room abbiamo selezionato accuratamente il materiale da pubblicare in digitale e pian piano il nostro pubblico sta crescendo. E’ una soddisfazione quando il tempo e lo sforzo impiegato per realizzare qualcosa vengono ripagati. Non conta tanto quanti apprezzano ciò che fai, per noi contano i pochi feedback sinceri, quelli che stimolano crescita e miglioramento.

– Pensando ai feedback ed alla promozione, alcuni dj che hanno un pubblico di grandi dimensioni hanno un software dedicato a twittare ogni singola traccia che suonano, a volte si denota pure una certa ridondanza in termini di selezione musicale. Come lo trovi questo tipo di approccio?
Credo che il dj debba avere un suo stile unico, riconoscibile. Scovare tracce vecchie e nuove che lo identifichino è essenziale. Quindi chi copia playlist è solo un pigro. Con la mole di musica che gira al giorno d’oggi è difficile trovare musica di qualità se si è pignoli, ma vale la pena cercare. E’ più facile se si cercano releases fisiche, anche se il numero di quest’ultime sta aumentando. Il che è un bene per certi aspetti, ma anche un male perché delle volte escono tracce a caso della serie “ho messo assieme due loop, ora stampo un vinile”. Quindi credo sia essenziale aver un filtro personale.
Quanto riguarda il twittare delle tracce… Beh lo trovo un po’ sbagliato, è un input per i dj improvvisati a copiare la playlist. Di conseguenza quest’ultimi non si faranno un proprio gusto ma scaricheranno solo le tracce che suona il loro idolo o la top 10 di Beatport.

– Riguardo la noia e la pigrizia che coinvolgono molte personalità all’interno della musica elettronica, penso ad una citazione tratta da un intervista ai Daft Punk (rollingstone.com , 3 aprile 2013) “electronic music right now is in its comfort zone and it’s not moving one inch” – qual è la tua opinione? Sei d’accordo?
Dipende sotto che punto di vista guardiamo questa affermazione. Se generalizziamo su tutto il mondo della edm o dell’elettronica è abbastanza vero. Molti artisti copiano senza cercare di trovare il proprio suono. Se ci inoltriamo nella techno ed affini questo è meno vero. Ci sono diversi nuovi artisti che riescono a trovare un loro suono personale, identificabile, sono quelli che li ascolti senza sapere il loro nome e sai che sono loro. Basti pensare a Mike Dehnert, Conforce, Skudge.. Questo è da sempre il mio obiettivo, continuo a sperimentare e a cercare suoni e combinazioni di effetti nuove, o quantomeno personali, per cercare di identificarmi attraverso dei suoni o delle tipologie di accordi/scale precise. Credo che fino ad ora solo con il nuovo progetto e con l’album “The Shade’s Journey” mi sia avvicinato a qualcosa di questo tipo, seppur la strada sia ancora lunga.

– Senza ombra di dubbio è un affermazione un pò troppo generalizzata a cui si possono dare ampie interpretazioni. Andando un attimo offtopic, hai per caso avuto modo di ascoltare il primo extract dal loro album, “Get Lucky”? Giorgio Moroder in una sua affermazione riferendosi all’intero album dice “this is like a step forward”…
L’ho sentita passivamente e non con attenzione. Per quel che ho ascoltato appunto trovo un po’ ridicola la loro affermazione. Dicono che l’elettronica è ferma e la loro risposta a questo è guardare indietro, credo che il loro approccio differisca dalle loro parole. C’è sempre da imparare dal passato senza dubbio (anche io uso strumenti vecchi), ma a me sembra di sentire una brutta copia di “One More Time” suonata con strumenti veri. Certo è essenziale mantenere un’identià, ma non credo che ingaggiare dei musicisti sia qualcosa di innovativo. Cito Rod Modell: “ I can always re­make an old album over­and­over. It’s pointless though. Since it was already done once. If there is no development, it’s time to stop making music.”.

– Focalizziamoci sul tuo album che esce sia su cd che in digitale “The Shade’s Journey” – di sicuro un importante gradino nel tuo percorso musicale. Si notano maggiormente gli elementi principali su cui poggia il tuo stile e sui quali stai continuando a lavorare e sviluppare con nuove idee e contaminazioni, qualche brano ambient mi ricorda “Submarine Noise” che avevo remixato e avevamo fatto uscire 2 anni fa. Qual è il concept dietro a tutto ciò?
Non vorrei esagerare dicendo che nel mio breve percorso musicale “The Shade’s Journey” è il più grande traguardo raggiunto, non intendo per la musica che ho fatto (non sta a me giudicare ciò), ma per il fatto che è la prima volta che una label crede in me, investendo denaro e tempo, stampando una release fisica e non solo digitale. Non la trovo una cosa affatto scontata. Per quanto riguarda le sonorità è stato tutto abbastanza spontaneo. E’ più ambient rispetto ai lavori con il mio nome, più introspettivo seppur non scollegato da “Emanuele Pertoldi”, per questo ricorda “Submarine Noise”. Il concept deriva semplicemente dalle emozioni che provavo in quel periodo e che provo tutt’ora rispetto alla realtà che mi circonda e talvolta mi soffoca. La musica è ciò che mi permette di evadere dalla realtà e “The Shade’s Journey” descrive questa fuga, questo viaggio terreno verso un posto dove i pregiudizi non ci sono e dove si è liberi di essere se stessi senza maschere di Pirandello.

– Andiamo un pò sul lato tecnico della costruzione di questi brani – hai utilizzato maggiormente il computer o strumenti analogici?
Diciamo un 50/50. Entrambi sono stati essenziali nella realizzazione dell’album, assieme all’uso di diverse field recording. Molti brani sono stati realizzati quando avevo meno strumenti rispetto ad ora. Alcune tracce sono composte usando prevalentemente synth e drum machine relativamente economici come per esempio “Atlantis” o “No Way Out”, altre invece sono quasi tutte fatte con samples e vst come “The Beginning” e “Lost In Marrakech”. In entrambi i casi le field recording mi hanno aiutato ad evocare un’emozione ed anche uno spazio, completando il brano. È stata essenziale inoltre la costruzione di complesse catene di effetti all’interno della DAW che ho spesso usato in “send” in praticamente tutti i brani, questo ha fatto si che si creasse una certa omogeneità tra i brani, seppur di stile diverso.

– Riguardo il mix finale, hai azzardato un “laid down” registrando il tutto in successione oppure hai terminato i vari brani in maniera indipendente l’uno dall’altro?
Principalmente ho mixato i brani indipendentemente l’uno d’altro mantenendo un approccio di mixing simile per tutti, a parte per “No Way Out” che l’ho realizzata interamente live senza computer (ed editata poi perchè durava 12 min). Le tracce più vecchie le ho risistemate e ho fatto un premix in diverse sessioni, causa la mia insicurezza. Poi invece, quando avevo una struttura completa con tutte le tracce dell’album, ho fatto il mixdown nel computer in sessioni uniche, sommando poi il tutto in un vecchio mixer Boss, che era dell’ideatore dell’elektron-users.com che purtroppo ora è morto (RIP Ryan Faubion). Mi è stato venduto da un suo conoscente per spiccioli.

– Di tutte le strumentazioni hardware che possiedi, sei soddisfatto del tuo setup attuale o sei sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da integrare o da sostituire?
Adoro informarmi, cercare cose nuove (spesso tra le vecchie), trovare strumenti che con una piccola spesa possano dare una gran resa. Quindi si cerco sempre qualcosa di nuovo, magari vendendo prima qualcosa che ho ma non uso a pieno o non fa per me. Ormai è una droga, non tanto per possedere o per collezionare, quanto per provare cose nuove e vedere se fanno al caso mio. Attualmente comunque sono soddisfato del mio setup, vorrei solo ampliare la parte di effettistica e magari un giorno, quando potrò permettermelo, un bel synth vco poly. Pian piano inoltre sto trovando un workflow definitivo, spero.

– Sei mai rimasto affascinato dallo studio di qualche producer in particolare?
Si senza dubbio, Carl Craig tra i primi, ma tra i producer nuovi devo dire che quello degli Skudge è imbarazzante. Potrei diventare un associale li dentro. Inoltre devo dire che anche i miei amici e colleghi di Evasion Room si stanno dando da fare 😉

– Come sta andando il lavoro con la label ed i live set invece? All’inizio dell’intervista hai accennato qualcosa.
Con la label stiamo cambiando un po’ tutto, abbiamo lasciato l’agenzia con cui siamo partiti per aver un maggiore controllo su tutto. Ora stiamo aspettando di cambiare distributore sia digitale che fisico così poi finalmente dopo alcuni mesi di pausa potremmo riprendere facendo uscire il secondo VA in digitale ed altri ep per poi chiudere Evasion Room Digital. Se tutto va come speriamo inoltre partirà Shaded Room, una subdivision che pubblicherà principalmente lunghi ep o album, dove l’artista potrà esprimere il suo lato più nascoto ed interiore, il genere di conseguenza sarà meno dancefloor ed affronterà territori più ambient e sci-fi. Il live procede bene, cerchiamo sempre di migliorarci. È difficile trovare date per suonare, ma noi ci troviamo ogni settimana in studio ed improvvisiamo un live set per tenerci in allenamento e sfogarci un po’.

– Interessante il progetto Shaded Room, di sicuro sentiremo del materiale interessante. Dopo questo album hai altri progetti in uscita o pensi di prenderti un pò di vacanza?
Vacanza? No mai :) Certo ora sono un po’ impegnato con la tesi ma non riesco a non far musica. Purtroppo ultimamente manca un po’ l’ispirazione ma spero torni presto. Non ho grandi uscite in programma dopo l’album a parte un remix ed un ep con il mio nome su Bigger Deer. Altre non posso ancora annunciarle. Ho diverso materiale fermo  che però spero di pubblicare a breve. Ah si dimenticavo, sto vedendo di pianificare una piccola self release per S/EXP dopo l’album.

–  Perfetto, grazie per l’intervista e per avere espresso le tue idee ed opinioni!
Grazie a te!

Interview by Matteo Pitton

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– Hi Emanuele, thank you for your time, I’m glad to ask you some questions for differentgrooves.com
Thank you for the opportunity!

– April is passing away and the 2013 summer season is coming, how did you spent the last months? I noticed you released many tracks and with Riccardo on Evasion Room you published many releases that reached a good exposure.
I spent the last months going back and forth from Udine to Bologna. I’m finishing my studies and in the next two months I will graduate, at Udine I work and I got my music studio.
After many months of delay the second vinyl of Evasion Room Records has been published, it’s a release of mine with a Iori remix.
That’s my first solo release on a physical support and I’m very satisfied, also if I feel that’s too “old” as it sounds. However during the last months I finalized my album under my new alias S/EXP (Shaded Explorer) for Eclipse Music. For what it concerns the other releases on Evasion Room me and Riccardo selected with accuracy the stuff to publish in digital format and our audience is growing up. It’s very satisfying to see that the whole time and energy spent to realize this is paid back with a lot of support. It’s not a question about how many people like what you do, it’s a matter of sincere feedbacks, the ones that stimulate our growing up and improvement.

– Thinking about feedbacks and promotions, some djs got a big audience and a software dedicated to tweet every track they play, and many times a redundancy in the music selection is denoted. What do you think about this kind of approach?
I think that every dj should got a unique style, clearly recognizable. It’s essential his research of old and new tracks according to his style. Copying track playlists means laziness. Nowadays there’s too much music and it’s difficult to find quality stuff, but it’s worth of it. It’s easier finding physical releases, also in the last times the number of these is growing up. Sometimes is good but sometimes it isn’t because people are still pressing vinyl with loopy tracks. I think it’s essential having a personal “filter”. About tweeting the tracks… Well I think it’s a bad thing, it’s an input for the improvised dj to copy the playlist. Consequently these lasts won’t build their own style and will download only the tracks played by his idol or the ones from the Beatport top 10.

– About the boredom and laziness of a lot of people involved in electronic music, I would use a citation from an interview to Daft Punk (rollingstone.com, April 3rd 2013) “electronic music right now is in its comfort zone and it’s not moving one inch” – what is your opinion about this? Do you agree?
It depends by point of view used to interpret this citation. Generalizing the whole electronic music scene it’s pretty obvious. A lot of artists copy without trying to find their own kind of sound. Thinking about techno and related subgenres that’s not really true. There are a lot of new artists who are finding their style, identifiable, you can recognize their name just listening to their music. Think about Mike Dehnert, Conforce, Skudge… this is my objective, I’ll continue to experiment and find sounds, effect combinations, trying to identify myself on a certain kind of chords and scales. I think I come across this identification only today with my new project and album “The Shade’s Journey” but there is still much to do.

– Without any doubts the Daft Punk’s affirmation too generalized with a large gap of interpretations. Off topic question, did you hear the first track extract of their album, “Get lucky” ? Giorgio Moroder referring to the entire album said “this is like a step forward”...
I listened the track without paying a lot of attention to it. I think their affirmation it’s ridiculous. They say electronic music is stopped and they do a track with a theme like what they did in the past, their approach is different than their explicit words. There’s always something to learn from the past (I use old analogue gear for example) but to me it seemed to hear a copy and paste version of “One More Time” played with real instruments. It’s ok to maintain an identity but that’s not innovative. I quote Rod Modell: “ I can always re­make an old album over­and­over. It’s pointless though. Since it was already done once. If there is no development, it’s time to stop making music.”.

– Let’s focus on your album “The Shade’s Journey”, it will be release on cd and digital formats – it’s an important step on your musical route. On this the main elements that found yout stile and which you’re working with new ideas and contaminations on are more noticeable, some of the ambient tracks remember me “Submarine Noise” that I remixed and was published 2 years ago. What is the main concept behind all this?
I don’t wanna exaggerate saying that in my short musical career “The Shade’s Journey” is my biggest goal reached, not for the music I produced but it’s the first time that label really believe in me, investing time and money, pressing a physical release and not only in digital format. I don’t think that’s an obvious fact. About the sound it has been pretty spontaneous. It’s more ambient than my other stuff, more introspective but not connected to “Emanuele Pertoldi”, that’s why it reminds you “Submarine Noise”. The concept comes from the emotions I felt in that time, emotions I’m still feeling in reference to the reality and all the things around me, sometimes all this choke me. Music allows me to evade from reality and “The Shade’s Journey” describes this escape, a travel to a place where prejudices don’t exist and everyone is free to be himself without any Pirandello’s mask.

– Technical side about the creation process of these tracks – have you used more your laptop or analogue gear?
I could say 50/50. Both have been essential in the album realization, with some field recordings.      I realized many of these tracks when I had less instruments than nowadays. For example “Atlantis” or “No Way Out”  were composed with economical synths and drum machines, others like “The Beginning” and “Lost In Marrakech” were entirely produced with samples and vsts. In these two f the field recordings helped me to evocate an emotion and a space, completing the songs. The construction of complex effect chains inside my DAW was important, I used often this chain in “send” in all the tracks, considered the different styles this thing allowed to make the whole thing homogeneous.

– Did you “laid down” the final mix recording all consequently or did you finish all the tracks independently?
Primarily I mixed all the tracks independently with a similar mixing approach for all, apart “No Way Out” (edited because it was long 12 minutes) because I created it all out of the box. I edited the older tracks doing a premix in different sessions, cause my insecurity. When I had the entire track collection I did the mixdown all in the box in single sessions, summing all in a old Boss mixer, it was property of the electron-users.com founder who died recently (RIP Ryan Faubion), one if his friends sold it to me for a few money.

– Are you satisfied of all your hardware setup or are you always in search of something new to integrate or change?
I like to get informed, find new stuff (but I still like old gear), find instruments that with few money can output a nice sound. So I always find something different, maybe selling something I don’t use at 100%. It’s like a drug, I like to check new stuff and check if it fits for what I do, it’s not a question of got more and more or collect gear.
Actually I’m satisfied of my setup, I’d got more effects and maybe in the future a vco poly synth. I hope to find a definitive workflow.

– Have you ever been fascinated of the studio of a particular producer?
Yes of course, firstly the Carl Craig’s one, also the Skudge studio is huge. I’d be anti-social if I’ll go inside this. Besides also my friends and colleagues of Evasion Room are perfectioning their own studios 😉

– How the label and live set work is going on? In the beginning of the interview you hint something.
We’re changing a lot of things of the label, we moved to another agency to get more control. Now we’re waiting to change the digital and vinyl distributor and after few months of pause we will publish the second various artists and other ep before closing the Evasion Room Digital sublabel. Probably Shaded Room will be launched, a subdivision where there will be released long ep or albums, the artist will have the possibility to express his hidden and personal side, the genre won’t be primarily dancefloor oriented but it will be more ambient and sci-fi. The live set is going on very well, we always try to improve ourselves. It’s difficult to find party dates but we always meet every week to do some practice and discharge some pressure.

– The Shaded Room project sounds interesting, for sure we will listen some interesting stuff. After this album have you got any forthcoming releases or will you take a vacation?
Vacation? No never :) At the moment I’m busy with the thesis but I can’t stop compose music. In the last times the inspiration lacks but I hope it will come back soon. After the album I don’t have big stuff forthcoming, just a remix and a release with my name under Bigger Deer. I can’t say much more about other planned releases. I got a lot of “parked” tracks which I hope I will publish soon. However I’m planning to do release under S/EXP after the album.

– Perfect, thank you for the interview and to let us to know more about your music and thoughts!
Thank you!

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