Intervista a Mike Shannon

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Ecco la versione tradotta della nostra intervista ad un maestro come Mike Shannon, prontissimo per la sua esibizione al circolo degli Illuminati di Roma del 13 marzo.

Ciao Mike e benvenuto su Different GroovesGrazie! E’ un piacere scrivervi.

In un articolo uscito su “CBC Music” la musica elettronica canadese ha avuto una nascita travagliata, ma sembra che il movimento stia crescendo sempre di più e abbia sempre più riconoscimento nel mondo. Cosa credi sia cambiato negli ultimi dieci anni?

Beh, non sono sicuro che ci siano stati grandi cambiamenti riguardo la presenza della musica canadese nel mondo negli ultimi anni. Gli artisti del mio Paese in generale sono sempre stati al top. Riguardo la musica elettronica canadese, credo ci siano diversi personaggi che sono rimasti ad altissimi livelli per decenni e continuano ad ampliare i loro confini musicali e del loro sound. Per esempio Tim Hecker è diventato uno degli artisti sperimentali più seguiti al mondo e continua a provare i propri limiti riguardo la ricerca del suono e del “sound design”. Il fatto di avere artisti che continuano a proporre musica di livello è uno stimolo per le nuove generazioni per fare meglio di loro e portare il movimento ad un gradino superiore. In realtà la nostra scena si è rivelata essere molto forte e promotrice di una vasta gamma di talenti che continuano a ricevere apprezzamenti. Sono molto orgoglioso di essere canadese e di essere associato al nostro movimento musicale nazionale. Non so se la “scena” del mio paese sia altrettanto contenta di me ma, d’altronde. The Show must go on!

La musica elettronica ha sempre avuto un legame speciale con il jazz, soul, r n b ed hip hop. Cosa pensi della presenza di queste influenze nella produzione techno, e in particolare nella tua?
“Il jazz è il nostro maestro” come dice Juan Atkins e io concordo pienamente con lui su questo. Le scale blues sono connesse pressoché con tutto ciò che scrivo. Un mio amico mi prende spesso in giro perchè spessissimo tendo a scrivere qualcosa che ha più in comune con un vecchio disco be-bop che con una classica traccia dance! Che posso dire? Amo questa formula, è l’elemento che mi fa muovere sulla pista e che allo stesso tempo tocca la tua anima.

 Ti sei trasferito a Berlino, che è probabilmente la capitale del clubbing. Come sta influenzando questa esperienza europea il tuo processo creativo e le tue visioni musicali?

Sono fortunato perché ho l’opportunità di studiare un sacco di quello che fanno altri dj e producer. Non sono sicuro che questo abbia degli effetti su di me, perché tendo sempre a portare avanti autonomamente la mia produzione. Ma la cosa che mi piace di più è avere negozi di dischi come Space Hall e Oye nel quartiere. Se sei un dj a Berlino non c’è nessun motivo al mondo per cui non dovresti acquistare dischi là. Siamo così viziati e fortunati ad avere questa possibilità. Amo Berlino più per questo aspetto che per i night club. In questo modo posso sviluppare tutti i generi musicali che mi piacciono e sento sempre di essere al top del mio lavoro come dj. Deve essere triste potersi affidare solo ai like dei social e alle chart di beatport.

 Puoi dirci alcune differenza fra la scena clubbing europea e quella canadese/nord americana?

Beh la differenza fondamentale è per quanto tempo i club possono stare aperti. A Toronto si chiudere tutto alle 2:30! E la maggior parte delle persone viene al party intorno all’una, quindi sostanzialmente fanno festa solo per un ora, anche meno. Fare un set in queste situazioni è come fare l’amore in modo bellissimo e proprio mentre stai raggiungendo il climax le luci si accendono e devi andare a casa. Come se non bastasse hai sempre a che fare con qualche buttafuori – che vorrebbero essere poliziotti – che allo stesso tempo ti vuole cacciare via. Le persone che vanno a quei club sono davvero hardcore e molto fedeli alla musica per avere a che fare con tutti i problemi legati a queste situazioni. Nutro il massimo rispetto per i fan che vanno comunque a questi club. A Berlino tutto questo è semplicemente impossibile.. non esistono le parole “no”, “stop”, o “questo non puoi farlo” nel loro vocabolario. La amo. 

Hai uno show in particolare a cui ti senti legato? Quando hai relizzato che la tua carriera stava giungendo ad una svolta?

Penso che dovrei menzionare l’opportunità che mi è stata da un paio di dj di Toronto che mi hanno preso sotto la loro ala protettiva e mi hanno dato la residency al miglior club della città che al tempo si chiamava “Industry”. Suonavo una techno molto più dura ai tempi ed ero il resident di uno dei migliori club che siano mai esistiti in città. Gli altri residents erano Dj Sneak, Derrick Carter e Mark Farina per esempio. All’improvviso sono stato preso molto più seriamente e ho ricevuto tantissime richieste dal Nord America e in Europa. Avevo 19 anni al tempo, ed era il momento perfetto per avere quella spinta nella mia carriera. Ne sono davvero grato. 

Italia: terra di musica e cucina! Quali sono il tuo piatto e il tuo pezzo preferito?

Aaah l’Italia per me vince in cucina. Amo il vostro cibo. E’ una domanda molto difficile visto che mi piacciono molte cose, ma se devo scegliere direi la carbonara nel mio posto preferito a Roma. La mia canzone preferita è “Ma Quale Idea” di Pino d’Angio. 

Il tipo è un vero pimp figaccione e la sua voce è una bomba!

https://www.youtube.com/watch?v=oHLewcdIWlw    

Grazie è stato bello passare questo tempo con te!

Il piacere è stato mio! A presto

Interview by Gill

 

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