Intervista a Swoosh

 •  0

By

Ciao, intanto benvenuto su Different Grooves

Ciao!

Partiamo dal tuo nickname, da cosa deriva l’acronimo Swoosh?

Nei fumetti “SWOOSH” è il suono collegato a una folata di vento che chiude improvvisamente una finestra. Qualcuno mi ha detto da poco che in qualche Topolino è anche il suono dello scarico del bagno. Vada per la prima!
Mi piaceva molto questa onomatopea, ha un bel suono: Swoosh. E visto che di musica stiamo parlando ci tenevo che il nome del progetto suonasse bene!

Il tuo live-set è qualcosa di molto particolare, vuoi descrivercelo al meglio a livello tecnico?

Utilizzo Ableton Live, con una schermata suddivisa in 16 canali: utilizzo produzioni e altro materiale che uso solamente dal vivo dividendoli in kick, linee di basso, snare, hats e percussioni, melodie, pad, chitarre e fills ritmici aggiuntivi. In questo modo riesco ad avere più libertà di gestire dal vivo la traccia. La posso ricostruire in modi diversi e mixarla con altri elementi, cosa che in un deejay set non potrei fare. Questo mi permette ad esempio di poter sottrarre singoli suoni o parti ritmiche, per cui a volte alcune produzioni acquisiscono lì per lì un sound nuovo che stupisce anche me che le ho fatte!
Ogni canale ha le sue mandate di effetti: principalmente riverberi, delay e filtri.
Un canale muto poi mi invia in cuffia un click con il metronomo, per suonare la chitarra a tempo nei break senza riferimenti ritmici. Un ultimo canale è MIDI ed è controllato da una tastiera con cui di solito aggiungo accordi di rinforzo. Il tutto gestito dall’immancabile AKAI Apc 40.
Infine c’è la mia compagna di avventure, la Gibson Les Paul, tenuta in piedi da uno stand che mi garantisce libertà di movimento maggiore rispetto ad una tracolla. La chitarra elettrica è collegata tramite un pickup esafonico aggiunto a un sintetizzatore ad hoc Roland, che mi permette di riprodurre qualsiasi tipo di suono con la sei corde, dal classico suono di chitarra a un pianoforte, fino a un cane che abbaia…

Quali sono gli artisti o i loro album che più hanno influenzato il tuo percorso musicale fino ad oggi?

I Pink Floyd: da The Piper at The Gates of Dawn del 1969 al tanto chiaccherato Endless River dell’anno scorso. Loro sono il mio punto di partenza, il sound che più riesce ad avvolgermi.
Si passa poi per l’Hammond di Jon Lord che ha fatto la storia dei Deep Purple, fino al sound unico di Brothers in Arms dei Dire Straits, anche se la chitarra in mano, ai tempi, me l’ha messa Jimmy Page.
Un altro album che mi ha dato tanto è Thunder dei SMV, acronimo composto dalle iniziali dei tre sciamani del basso Stanley Clarke, Marcus Miller e Victor Wooten. Un’adolescenza musicale decisamente rock, a tratti anche metal (nelle sue sfaccettature shred e neoclassiche), ha lasciato poi il posto al funk, al jazz e a sonorità più fusion.
È forse con Movements dei Booka Shade che mi sono ritrovato ad ascoltare musica elettronica qualche anno fa. Da lì in poi uno degli album che mi ha segnato di più è Space Is Only Noise di Nicolas Jaar per profondità e contenuto… e l’età che aveva quando l’ha pubblicato.
Per non parlare di quell’altro genio di David August, Times un album pazzesco.
Una piacevolissima scoperta che ho fatto l’anno scorso è il producer e chitarrista inglese Rival Consoles. L’album Howl mi scalda le casse almeno una volta a settimana!
Un altroartista che ammiro tantissimo è Henrik Schwarz, per la sua apertura mentale e artistica: il progetto insieme a Bugge Wesseltoft al piano e Dan Berglund al contrabbasso è pura magia, Trialogue è uno di quegli album che ascolto a loop. Altri must della mia libreria musicale sono Acid Pauli (l’album MST in particolare), John Talabot, Trentemoller, Robag Wruhme, Motor City Drum Ensemble, i Modeselektor, Agoria, Rone (con cui ho anche avuto il piacere di suonare), Valentin Stip e George Fitzgerald…
Si potrebbe continuare all’infinito, ma mi fermo con Pino Daniele.

Ti sei esibito ultimamente in grossi festival e club importanti, quale è la differenza di approccio della tua performance a due diversi tipologie di pubblico?

Sono esperienze completamente diverse: nei club c’è più affetto, nei festival più stupore. Personalmente preferisco il club, l’intimità, l’energia più concentrata dei posti piccoli. Il pubblico è più attento, spesso più grande di età. Anche a livello di collocazione fisica di chi suona e di chi ascolta, il dj booth è solitamente allo stesso livello della pista e quando si crea l’atmosfera giusta (con l’impianto giusto), si può percepire un movimento unico, con un’atmosfera quasi tribale.
L’approccio musicale è necessariamente diverso anche se rispetto a un dj set, con il live ho vincoli maggiori, posso muovermi esclusivamente nello spettro delle mie produzioni. In un club piccolo, se il pubblico è attento, c’è più libertà di sperimentare. Mi piace tantissimo quando posso inserire degli assoli di chitarra improvvisati.
Nei grandi spazi dei festival cerco di essere più incisivo, senza però snaturare il sound del live. Sentire dei suoni che sono stati sintetizzati con un oggetto 40x60cm in aree che possono raggiungere i 70×120 metri fa il suo effetto!

Sarai uno degli headliner dello Snowsonic Festival di Piancavallo, dal 26 al 28 febbraio: cosa di aspetti da questa performance?

Sono molto contento di essere parte della line up di Snow Sonic festival. Da una parte per gli altri artisti presenti, da Cosmin TRG a Somne, dai miei cari Howlensemble a Max D Blas e moltissimi altri paladini del sound locale. Dall’altra per la location! Molto bella l’articolazione in tre venues: Le baite open-air per il giorno e il palasport al chiuso per la notte. Il tutto sommerso dalla neve. Ho delle produzioni nuove in cantiere, penso proprio che verranno testate per la prima volta ad alta quota!

Passando al lato delle produzioni, a breve uscirà il tuo EP su Autum Records: ci dai qualche anticipazione?

Over and Above EP: saranno due tracce. Nel Lato A ci sarà un brano più veloce, con un arpeggio frenetico che cresce e cede il passo al basso per poi riemergere a sprazzi per tutta la durata del pezzo, con un ritmo incalzante che si distende nella parte centrale. Nel lato B una traccia diversa a 100 BPM. Un inno al recupero della lentezza, la ricomposizione della tensione del lato A.
Questo EP è la prima release del catalogo di Autum, neonata label alla cui fondazione ho contribuito in prima persona. Queste diverse conformazioni delle due tracce dell’EP descrivono l’eterogeneità del sound che sarà proprio di un’etichetta che mi piace definire metereopatica. Non solo tracce da club, né esclusivamente sonorità d’ambiente. Questa prima release sarà disponibile esclusivamente in vinile.

Soowsh nei prossimi 6 mesi: cosa dobbiamo aspettarci sia a livello discografico che a livello di concerto?

Sono continuamente al lavoro su nuove produzioni. Un progetto live richiede un continuo rinnovamento del set e questo comporta necessariamente (e per la mia felicità!) un lavoro assiduo in studio. C’è già un Autum002 in programma a cui contribuirò con un remix. Di più non si può dire!
A livello di date continuo il percorso iniziato l’anno scorso, che mi ha portato al Tenax fino ad Amore Festival. Stiamo programmando molti appuntamenti in Italia e non solo. Il mio ingresso in Dissound booking & management è una grande soddisfazione, sono veramente contento della professionalità delle persone che mi sono intorno. Chi vivrà vedrà!

E’ stato veramente un piacere averti come ospite su Different Grooves, grazie!

Grazie a voi, a presto!

Interview by Gill

Maggior info sull’evento Snow Sonic Festival 2016

 

Leave a comment