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Melania ciao e benvenuta su Different Grooves.
#Headlinersareus è l’essenza che vuole racchiudere il mantra per la stagione di Minù: la ricerca di creare un party con una propria identità legata all’atmosfera ed al rapporto che si instaura con il pubblico in pista. Si tratta di una mission molto ambiziosa che però allo stesso tempo ha una fondamento da vero clubber che va contro al mero booking di un artista di livello mondiale.
Vuoi spiegarci un po’ come state impostando le cose?

#Headlinersareus è un motto che abbiamo assunto quest’ann,o ma secondo me deve valere sempre e ovunque.
Purtroppo in molti hanno dimenticato che gran parte del nostro mestiere è far divertire la gente, in fondo sono loro i veri protagonisti di una serata serata.
Il nostro messaggio di quest’anno restituisce comunque la visibilità a chi lo merita davvero e per noi questo vale molto, perché chi viene a Minù sceglie un party con artisti sì di nicchia ma con un sound preciso e di grande qualità.
E’ bello vedere come molte volte il pubblico si affida incondizionatamente alla nostra conoscenza musicale.
Essere gli amministratori dei momenti ludici e di svago di tante persone è una cosa davvero seria!

Minù è un party che ha un grande feeling con la scena dell’Est Europa: a cosa è dovuto questo legame?
Ho un grande feeling con la Romania e la sua musica da tantissimo tempo!
Frequento Bucarest da anni e non ci vado solo per i festival più conosciuti.
Per me è stato fondamentale conoscere un promoter eccezionale che si chiama Catalin Ghinea; da lì mi sono innamorata del sound dell’Est Europa e dei loro incredibili party.
In realtà il mio primo contatto con questa scena è stato al Time Warp del 2007 (se non sbaglio). Sentii Raresh per la prima volta e decisi di chiamarlo a suonare in un locale di cui seguivo la direzione artistica: il Suburbia Club. A quel punto sentivo un’enorme curiosità di andare in Romania a vedere cosa combinavano.

Nel tuo background troviamo anche Amore, qualcosa di certamente importante a livello nazionale ma anche internazionale: come riesci a far sposare due concetti quasi opposti: un grande festival con evento “one shot” ed una lunga stagione di clubbing con appuntamenti settimanali?
La mia avventura con Amore Festival nasce come sempre dalla voglia di cambiare un po’ le cose che a mio avviso sono sbagliate, o di rimetterle a posto… Dipende da come vedi la cosa.
Ritengo da sempre che la cultura dei grandi eventi sia sempre e comunque connessa con quella clubbing e non viceversa, nonostante la maggior parte dei festival in Italia dicano il contrario… Lo spirito con cui dovrebbe realizzarsi un evento di musica elettronica dovrebbe essere lo stesso.
Per realizzare un’ eventistica intelligente e diversa dalle solite cose che si vedono in Italia bisogna avere una conoscenza approfondita del settore e anche un grande spirito di ricerca.
Mi dispiace dirlo, ma ci sono stati molti episodi in Italia in cui i soldi hanno permesso a gente che non capisce niente di musica di realizzare eventi e sentirsi “addetti ai lavori”..
Se non vieni dal clubbing l’unica cosa che puoi fare è strapagare le agenzie per accaparrarti il dj più famoso e dare l’idea di riuscire a fare qualcosa, ma a lungo termine però il risultato è devastante per tutti: compresi gli artisti che sposano questo sistema.
Ecco perché l’Italia spesso è diventata protagonista di festival mal riusciti, mal frequentati e tutti uguali.
Amore Festival per me è stata una vera e propria crociata perché pur avendo grossi artisti ho fatto di tutto per creare un’atmosfera, un’attitudine simile a quella di Minù.

Come vedi proiettato Minù nei prossimi 3 anni? Puoi già svelarci quale sarà la via?
Non ci sono pozioni magiche o strategie studiate a tavolino.
Per me quello che conta in questo mestiere è la musica e la gente.. Ho iniziato a fare Minù con l’idea di fare quello che mi piace e così continuerò a fare.
Lo ripeto sempre a tutti: in questo ambiente non bisogna fare le cose solo per ambizione, l’elemento fondamentale è la passione… Più che una promoter mi sento una clubber e penso di capire cosa vuole la gente perché sono come loro. Tengo sempre bene in mente questa cosa, perché il giorno che farò diversamente sarà anche la fine di tutto.

Vuoi darci un po di credenziali o meglio ancora un feedback sui dj resident di Minù?
Sono i miei ragazzi..cosa vuoi che ti dica??! :-)
In amore uno sceglie l’altro e così è stato: io ho voluto loro e loro hanno voluto me!
Minù è e dovrà essere sempre una palestra importante.
Gli artisti che ospitiamo sono per gusto e tecnica di alto livello e se i miei resident riescono a stargli dietro e allo stesso tempo farli entrare nello spirito del club, possono suonare e spaccare ovunque.

In generale, quale è la tua opinione della scena clubbing nella capitale: pregi e difetti.
Non lo so…
Per risponderti useró una frase calcistica:”Io guardo la mia squadra”.
Scrivendo questa frase, mi sembra di sentire un minuto di applauso da Alessandro Asoli (proprietario del Circolo degli Illuminati) per questa risposta….dai scherzo!!!
Ma si! Io guardo la mia squadra ed è vero. Non giro molto per i locali di Roma, quando ho tempo viaggio per nutrirmi.
L’unica cosa che so è che fare un club a Roma è stata tipo una “Mission Impossible”, la scommessa della vita. In questa città secondo me
esistono troppe dinamiche strane e incomprensibili, ma ora che le ho capite ti posso rispondere solo così: “Io guardo la mia squadra”.

Grazie per a disponibilità, fa sempre piacere confrontarsi con addetti ai lavori che non siano prettamente artisti e produttori, riusciamo a vedere le cose anche al di qua della barricata.
Grazie a voi ragazzi!!!

 

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