Micro Mutek 2013 – Party Report

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Micro Mutek 2013

06-09 febbraio 2013

Various venues, Barcelona, ES

 

Dopo il fallimento del Bloc la scorsa estate, mi sento parecchio eccitato ed impaziente di partecipare alla versione spagnola del Mutek festival (originario di Montreal, Canada) e poter assaggiare qualcosa di diverso, stimolante e sperimentale, lontano dai nomi e dalle performance dei “soliti noti” della scena elettronica.

Il festival si snoda tra varie location diurne e notturne, che oltre ad ospitare le più classiche performance “dance”, offrono ottimi spazi per workshops, installazioni ed incontri con gli artisti che si svolgono nel corso dei 4 giorni della kermesse.

Nel Convent de Sant Agustì veniamo ottimamente accolti dall’ufficio stampa, devo dire professionale e disponibile in maniera unica. All’interno dello splendido edificio trovano posto l’installazione interattiva “Non Human Device” di Boris Chimp e gli appuntamenti diurni con quasi tutti gli artisti in cartellone, in cui illustrano il loro pensiero riguardo a produzione, performance ed hanno modo di parlare della loro visione sul mondo digitale.

Giovedì sera si parte con l’after dinner alla Estació de França, dalle 22 a mezzanotte: sala splendida con alti soffitti e finestra ad arco, luci soffuse, funktion one ed un grande schermo sopra il palco. I presupposti per le performance A/V di Raime e Kuedo & MFO sono i migliori. Subito dopo le 22 la sala si riempie ed inizia lo show del duo inglese. Performance molto preparata, si susseguono scenari industriali post apocalittici in cui il colore grigio domina fra i giochi d’ombre ed i dettagli delle riprese in slow motion. Suoni elettronici quasi primordiali accompagnano le riprese dando un senso di velocità immobile. Performance piu da festival del cinema che da evento elettronico, capiamo subito che il livello degli artisti è davvero elevato, inutili i pronostici su cosa ci offrirà chi seguirà nei prossimi giorni. Dopo Raime è la volta di Kuedo & MFO, anche loro provenienti dalla florida e mai sazia di talenti terra britannica. Percepiamo subito il cambio di passo già dai primi beats, BPM da club, ritmo mai fermo, pause e ripartenze che spaziano tra le più svariate sfumature dell’elettronica, certamente qui spinta ai suoi limiti. Le sonorità non sono da meno, i synth acidi e note che si rifanno alla dance “brizzolata” scuotono la pista e ci fanno decisamente divertire.  Visual in questo caso completamente sintetico e digitale, meno originale e ricercato ma sicuramente efficace, colori e forme disegnano l’atmosfera sempre al momento giusto.

La sala della stazione si svuota rapidamente, direzione Moog Club, un piccolo locale storico nel centro di Barcellona ad una cinquantina di metri dalla Rambla che offre durante l’anno una programmazione 7/7 (nella programmazione di febbraio anche Dave Tarrida e NX1). Ci accoglie Astroboyz con un warm-up niente male, divertente, senza pretese, perfetto per bere qualche drink ed aspettare che il dancefloor si scaldi in attesa dei due guest internazionali Dewalta e The Mole, entrambi in assetto da live set. Il nome del giovane David Koche dalla Germania mi giunge nuovo e quindi mi incuriosisce. Non nutrendo grosse aspettative nei suoi confronti non resto quindi troppo deluso quando propone 2 ore abbondanti di un live a metà strada tra la tech-house e la deep con poco spessore ed originalità. Ad ogni modo riesce a sfoderare qualche ottimo synth ed una bassline davvero potente durante alcune tracce conclusive. Verrà sicuramente data una seconda possibilità al giovane e simpatico amico tedesco.  Quando sale in consolle The Mole con la sua esperienza cambia subito registro: sonorità profonde ed un intro “innervisions” fanno ben sperare, ma sono ormai le 4.30 passate e non senza rammarico preferiamo ritirarci nelle nostre stanze per ricaricare le pile in attesa delle due serate conclusive.

Venerdì e Sabato Nitsa Club @ Sala Apolo. Location da kolossal: un teatro con dancefloor e galleria superiore da dove godersi l’energia della folla sottostante, acustica perfetta e spazio decisamente abbondante anch’esso non molto distante dal centro turistico. Eccezionale.

Si entra presto, subito dopo l’apertura delle porte, qualche birra fresca e subito entriamo nel mood giusto creato dall’ottimo warm up di Marc Pinol, sapiente dj casalingo che ci fa muovere per bene durante le due ore e mezza di set: modern techno, bella scura, morbida e tagliente al punto giusto, mi ricorda il “nostro” Lucy e quindi… me gusta!  Marc Pinol lascia la scena a Vessel, altro artista della nutrita pattuglia di performer inglesi presenti al festival. Una delle rivelazioni della scena elettronica mondiale, Vessel si è fatto conoscere per aver essere balzato nelle prime posizioni dell’autorevole classifica di Resident Advisor dei migliori album del 2012, guidando la nuova techno attraverso territori inesplorati. Effettivamente la sua esibizione rispecchia perfettamente le sue intenzioni dietro al banco di produzione, accompagnandoci in un “clubbing” futuro totalmente vergine, quasi una evoluzione della performance di Raime del giorno precedente. I suoni escono a velocità che la techno non considera ancora propri, ci fanno immergere in una macchina del tempo in cui tutto scorre lento ma tremendamente limpido, violento ed aggressivo. Prendo coscienza di non essere ancora pienamente pronto per questo. L’artista successivo è Jon Hopkins, forse quello verso cui le mie aspettative sono piu elevate e che attendo con maggior curiosità. Estremamente imprevedibile ed indecifrabile, non so davvero se aspettarmi un’ora comandata dalla tradizione o dal desiderio di esplorazione e novità del cavallo pazzo inglese. La sintesi non poteva essere migliore: 60 minuti di pura energia, cassa dritta, potenza e suoni grezzi (mi conduce immediatamente a Blawan, altro fuoriclasse inglese). Presenza in consolle da campione deciso, si scatena per tutta la durata del live, facendoci veramente divertire e saltare. Peccato gli venga lasciata solo un’ora di tempo. A mio avviso vera esibizione da “wow effect”, spero di risentirlo presto! Ultimo show in serata Monolake accompagnato da Vj Holographix, performance audio/video in surround 5.1. Dimenticatevi tutto quello che le vostre orecchie hanno sentito in precedenza. I 2 canali non esistono piu. I 4/4 non esistono piu. I singoli suoni prendono vita e giungono verso di noi da tutte le direzioni, con disarmante imprevedibilità. Cassa mai dritta, è difficile spiegare l’energia che riesce a trasmettere, i continui saliscendi ed i cambi di “colore” a cui il nostro cervello sforza di adattarsi di volta in volta.  Come se non bastasse, le immagini del visual ipnotico ed inquietante ci accompagnano fino alle 6 del mattino, dandoci il bacio della buonanotte.

Finalmente arriva il tanto atteso sabato sera, l’apice conclusivo di questo MicroMutek: Nocturne 3, sempre ospitato all’interno della Sala Apolo. Aspettiamo Jeff Mills presents Jungle Planet, 5 ore di performance. Dopo un’ora abbondante passata nella sala sottostante il “teatro” in attesa che ci vengano aperte le porte, saliamo immediati e senza esitazioni, caricati a dovere dall’ottimo Kosmos. L’orologio ci dice che sono già le due e che quindi le ore di degustazione Mills scendono a 4. Ce ne faremo una ragione. Gli allestimenti ed i macchinari ipertecnologici del giorno precedente  sono scomparsi. Il palco praticamente non esiste. Ad altezza busto solamente un telo bianco, 4 cdj, un mixer, ed una scalpitante drum machine, ben nota ai piu. Musica di sottofondo, luce soffusa, l’omino del futuro ancora non si vede. Non passano 10 minuti che la sala si gonfia come una spugna nell’acqua. Da dietro le quinte fanno capolino 60 chili scarsi di antimateria travestiti da umano. Dopo un breve saluto si inginocchia umilmente, posizione da cui praticamente non si muoverà per le successive 4 ore. Introduzione aliena,  ci prende per mano e ci accompagna in cima alla montagna russa. Dopo il primo beat è tutta una vorticosa discesa, kicks old school  synth futuristici si mescolano nell’alchimia che solo lui sa creare, 4 ore come Baumgartner in discesa libera. Ci concede solamente 2 piccoli flash di ritorno alla realtà: subito poco dopo l’inizio del set con l’immancabile The Bells e poi riproponendola verso la fine per far esplodere la Sala Apolo in un urlo di energia e felicità. Che dire, far passare 4 ore in un lampo non credo sia facile e Jeff Mills è uno dei pochi “big” capace ancora dopo tanti anni di trasportarci nel suo mondo a folle velocità. Restiamo in attesa del 14 aprile, data d’uscita del prossimo album Jungle Planet. Ore 6, le luci si alzano, la musica finisce, nessun problema di sorta, la gente defluisce dal club in tutta tranquillità, ennesima testimonianza di un’organizzazione che ho trovato impeccabile. Big Up!

Un ringraziamento speciale a Pat ed a tutti i compagni di viaggio incontrati durante i giorni del festival.

Party Report by Michele Del Bono

 

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