Raster-Noton ELECTRIC CAMPFIRE

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Electric Campife 2016, tripudio della sperimentazione per il ventennale Raster-Noton

di Gisa Bruno

9 settembre 2016, si celebra nei giardini di Villa Massimo a Roma la nona edizione di Electric Campfire, nonchè ventennale dell’etichetta Raster-Noton. La scaletta prevede 8 artisti in 4 ore e un perfetto crescendo ritmico e di coinvolgimento fisico e mentale.

A Kyoka, Kyoka Kondo, il compito di aprire la serata: è lei che ci accoglie alla fine del suggestivo viale alberato della villa. Lo scricchiolio dei passi sulle foglie secche e sulla ghiaia si unisce alle ricercate sonorità noise ambient dell’artista giapponese, accompagnate dalla proiezione video del suo ambiente di lavoro (credo ableton). Seguono le suggestioni dell’artista russo Ivan Pavlov, in arte COH, che vanta collaborazioni illustri con Cosey Fanni Tutti, Peter Christopherson e Coil e la cui specialità sono atmosfere ipnotiche torbide, sensuali e conturbanti. Quando reinterpreta la voluttà di “I feel love” brano cult di Giorgio Moroder, un brivido percorre la schiena dei presenti.

Dalla penombra uno spot si accende sulla fisicità misteriosa del successivo ospite, la thereminista austriaca Dorit Chrysler, colei che trasforma il gesto in suono, il segno fisico in linguaggio musicale. La sua è una poesia elettronica fatta di referenze materiali, gestualità decisa, forte e delicata, accenni romantici e sonorità spaziali.

Riprende ed amplia la dimensione fisica Robert Lippok, anche membro di To Rococo Rot progetto che fonde l’elettronica e la musica degli strumenti acustici. Lippok organizza rumori, sonorità disturbanti, noise e raggiunge momenti di dancefloor techno e IDM, rompendo ogni schema con passaggi sempre sorprendenti.

A denti digrignati è il set di Byetone, Olaf Bender, il più muscolare di tutti. Suoni duri e loop semplici e ossessivi sono da sempre il suo marchio di fabbrica e trascinano i corpi in una danza vigorosa. Difficile stare fermi, difficile commentare. Il video è un essenziale contrapporsi di luci e ombre, forse dovuto ad un problema tecnico, ma perfettamente funzionale al suo scopo. L’artista successivo è Alva Noto, Carsten Nicolai, conosciuto a livello mondiale anche per le installazioni di sound-art. Il suo set è complesso e cerebrale: ritmi articolati e suoni oscuri e sperimentali duettano con il poeta e performer francese Anne-James Chaton, altro ospite d’onore della serata. Il video è una perenne distorsione di colori, pixel e onde, in quello stile riconducibile soltanto a lui.

Attesissimo alle ore 23,30 esatte, come da scaletta, Uwe Schmidt,

in arte AtomTM, in etichetta dal 2013 con l’album HD. Non delude il pubblico di 1500 persone divenuto più compatto e caloroso, inneggiante alla sua “ich bin meine maschine”, io sono la mia macchina. Unico artista dell’etichetta (ospiti a parte) a proporre un brano con testi, i suoi suoni inducono a una danza lussuriosa.

Firmano la sua esibizione le elaborazioni ritmiche e gli effetti acid da sempre cari all’artista, celebrato come Lassigue Bendthaus dagli amanti dell’elettronica pre-techno e cyberpunk, conosciuto come Atom Heart e riconosciuto come l’inventore dei generi electrolatino, electrogospel e aciton (acid e reggaeton) con il nome di Senior Coconut.

E’ mezzanotte in punto quando tutti gli artisti e i collaboratori della Raster-Noton si ritrovano in consolle sulle note di “we are family” delle Sister Sledge, hit discodance che sottolinea l’entusiasmo per la ricorrenza del ventennale.

Noise, glitch, Idm, minimal techno, experimental techno, elettronica d’ascolto, brain dance sono solo alcuni dei riferimenti di genere che si rintracciano nell’esperienza artistica della Raster-Noton, alla quale va il merito di non avere seguito una strada precostituita e di avere sempre portato avanti le sperimentazioni più ostiche, più difficili e meno commerciali. Per aspera ad astra.

 

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