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Sono appena passate poco più di due settimane da quel sabato 6 aprile, quando alle 11 del mattino attendevamo a Udine il pullman che ci avrebbe portato a Mannheim, città che da sempre ospita il rinomato Time Warp.

Il pullman arriva già pieno e ci apprestiamo ad occupare gli ultimi posti rimasti (e per fortuna ci riusciamo). Il viaggio è lungo ma le undici ore che ci separano dal festival non si fanno sentire più di tanto visto che, tra amici, come al solito se ne vedono di tutti i colori. Tra un bicchiere e l’altro, finalmente arriviamo: sono più o meno le 23 e appena entrati ci dirigiamo subito in sala 2 dove miss Monika Cruse sta scaldando il floor in attesa di quello che sarà il primo vero “big” della serata, ovvero Dubfire, che con un set abbastanza tranquillo non delude ma nemmeno sorprende più di tanto. Arrivano subito le due ed ecco che è il turno di Sven Vath che con un set impeccabile di ben 6 ore, caratterizzato da quel groove che solo trent’ anni di esperienza dietro ad una consolle ti possono dare, non ci fa quasi venire la voglia di andarcene, se non fosse, ovviamente, per tutti gli altri artisti da ascoltare.

Entrando in sala 1, ci accorgiamo che anche qui come in sala 2 la scenografia di luci e laser non è ai livelli di quella dello scorso anno, ma ciò diventa un problema secondario quando a suonare c’è “the king” Carl Cox, che con la sua techno, forse poco aggiornata, ma sicuramente sempre piacevole d’ascoltare, anima come ogni anno un largo pubblico di amanti nostalgici del genere. Decidiamo poi di tornare sui nostri passi e ascoltare ancora un’ora della lunga esibizione di Vath che, rispetto all’inizio dal ritmo lento e dalle tonalità electro, ora lentamente si trasforma in un set techno, energico e incalzante, che mantiene però tutta quella gamma di suoni electro che caratterizzano da sempre il noto artista.

Sono le sei e quel poco spazio che era rimasto libero in sala 3 per Luciano viene subito occupato da tutti coloro che non vogliono perdersi neanche un minuto delle prossime quattro ore: per cominciare Loco Dice, che con le sue sonorità d’ alta classe e fenomenali effetti a sorpresa come improvvisi mix di tracce dal sound hip-hop e breakbeat (memori dell’esordio nella musica dell’artista), mette insieme un set assolutamente unico e imprevedibile, che di certo si aggiudica il podio di questa edizione del Time Warp. Tanto fenomenale che ci fa dimenticare una delle new entry più attese: Matador, il giovane acquisto della Minus, con la sua performance live a  cui inaspettatamente è stato assegnato l’onorevole compito di prepararci e introdurci all’ “atto finale”, ovvero l’appuntamento fisso con Richie Hawtin.

Intanto, a dare il cambio a Loco Dice c’è Marco Carola, che non abbassa assolutamente la qualità musicale della mattinata in sala 3 ma mantiene il ritmo e l’entusiasmo in chi lo ascolta, incitato dall’innumerevole quantità di fan italiani che riempiono la sala. Il suo sound, che nei club è solito esser tech-house, qui si fa più solido è molto tendente a sonorità da cui proviene come inizio della sua carriera artistica. E a proposito di techno, in sala 1 Chris Liebing, Len Faki e a seguire Joseph Capriati  stanno proponendo dei set davvero interessanti:  prima la techno scura e solcata di Liebing, poi due ore di  fantascienza assieme a Len Faki, che propone tracce e suoni che in alcuni momenti rasentano l’acid, ed infine un’incredibile esibizione del portavoce della techno italiana che chiude in bellezza la “serata” in sala 1. Ormai sono le undici ed non resta altro che recarci in sala 2, ad assistere al capitolo finale di questo festival: nonostante la stanchezza fisica, il marchio di fabbrica è il solito del canadese Richie Hawtin, udito con uno dei migliori impianti d’Europa in assoluto, riaccende nel giro di due minuti l’atmosfera, e ti accorgi che è come se il meglio dovesse ancora venire. Difficile definire la sua musica: suoni minimali, bassi profondissimi  e “rumori” cupi creano insieme un ascolto ricco ma pulito, con tratti techno, tech-house e minimal ma impossibile da catalogare con uno di questi generi . Una degna chiusura per questo festival che da anni propone  musica, scenografia e atmosfera irripetibili in Europa, reinventandosi ogni volta senza mai perdere in qualità.

Party Report by Sara & Madda 

 

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