Piano Interrupted “Two By Four” Review

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Artisti: Piano Interrupted
Titolo: Two By Four
Label: Days Of Being Wild
Cat. #: WILDLP001
Formato: Digitale + CD
Data di uscita: 3 dicembre 2012
Distribuzione: Straight Distribution

“Two By Four” è l’album presentato dal duo Piano Interrupted (Tom Hodge, Franz Kirkmann)uscito sia su cd che in digitale su etichetta Days Of Being Wild; si rivela nelle sonorità proposte assai particolare, interessante, intrigante ed eclettico, si miscelano sequenze di pianoforte suonate da Tom Hodge con suoni ed effetti provenienti dal sequencer di Frank Kirkmann, includendo ercussioni live (Eric Young) e  sequenze di violoncello (Greg Hall).

Ogni brano è diverso dagli altri e difficilmente se ne denotano similarità nella stesura, come detto all’inizio si denota un eclettismo che differenzia il tutto e che rende ogni traccia sempre orecchiabile, all’interno dei brani è facile trovare dei passaggi totalmente inaspettati che creano stupore, suscitando emozioni completamente diverse.

I brani iniziali del cd offrono un panorama limpido, sereno, regalando anche un pizzico di gioia (il brano iniziale “You Don’t Love Me Yet” è veramente bello), avvicinandoci a metà della tracklist c’è una sensazione di persuasione che rende alto il livello di coinvolgimento ma senza mai eccedere, grazie ad un atmosfera che non è mai troppo cupa e grazie anche alle contaminazioni musicali appartenenti alla cultura della Turchia offerte da  da “Hedi”“Hobi”“Bulbus” e “Son Of Foug” possiamo lasciarci andare senza distrarci troppo dall’ascolto. Avvicinandoci verso la fine “London Waltz”, considerata la compattezza del pezzo sembra messo quasi li apposta come per volerci dire “hey questa è una delle ultime track” ed oltre a ciò anche per riprendere all’attenzione un ascoltatore distratto o poco attento. In finale troviamo “Bulbus” e “7 Ages” chiudendo l’opera musicale. “Bulbus” segue l’onda di “London Waltz”, un intensità crescente di strumenti e percussioni con ritmiche IDM, mentre in “7 Ages” si riassume lo stile camaleontico (probabilmente è l’aggettivo più adatto per riassumere il sound dell’intero album) manifestato dagli artisti, inizia in un modo, si evolve in un altro, e finisce in un altro modo ancora.

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Review by Matteo Pitton

 

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